| Biocarburanti in chiaroscuro |
|
|
| Scritto da Administrator | |
| Monday 14 April 2008 | |
|
Il mondo attualmente è soffocato dall'inquinamento, contestualmente c'è una sempre maggiore richiesta di energia, in particolar modo di carburanti. Da qualche tempo i biocarburanti tengono banco come l'alternativa ecologica e per molti aspetti conveniente, ai derivati del petrolio.
Su queste rosee prospettive è caduto pochi giorni fa come un fulmine a
ciel sereno, un rapporto delle Nazioni Unite, redatto dall’esperto Jean
Ziegler, che fondamentalmente inquadra i biocarburanti come un “crimine
contro l’umanità”, facendo svanire in un attimo la speranza di
sdoganamento dai combustibili fossili. Quale futuro ci si prospetta
davanti? Proponiamo qui alcuni link per stimolare la riflessione.
Pro e contro delle tecnologie alternative per i carburanti
Negli ultimi anni sono state sviluppate molte opzioni tecnologiche alternative per i carburanti destinati al trasporto stradale e aereo. Se la maggior parte è stata ampiamente discussa, le informazioni disponibili sono di solito frammentarie, troppo scientifiche o semplicistiche nella presentazione e in genere non confrontabili. Ora lo STOA, l’organismo di valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche del Parlamento europeo, ha pubblicato un inventario delle 20 opzioni più promettenti, raggruppate in cinque categorie tecnologiche: idrogeno e celle a combustibile, veicoli elettrici a batteria, tecnologia ibrida, biocarburanti e gas naturale. L’inventario fornisce una panoramica comparativa dei pro e dei contro di ciascuna tecnologia.Concentrandosi principalmente sul trasporto stradale, lo studio inizia dall’idrogeno che, se combinato a celle a combustibile, risulta essere una tecnologia alternativa promettente. Tuttavia, rimangono alcuni gravi ostacoli tecnologici, tra cui, per esempio, dubbi riguardo alla prestazione delle celle a combustibile e la produzione di grandi quantità di idrogeno «pulito». Di recente, l’unico metodo praticabile di produzione di idrogeno su larga scala è stato attraverso un processo di «steam-reforming» di gas naturale. Nello studio si legge che, da una prospettiva a medio termine, tale sistema potrebbe sostenere la penetrazione dell’idrogeno e delle celle a combustibile sul mercato. Il punto fondamentale è che, in questo caso, l’idrogeno sarebbe ricavato da combustibili fossili. Si sono inoltre discussi altri metodi, tra cui la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili (eolica, fotovoltaica, solare termica, idraulica) tramite elettrolisi. Tale sistema è considerato una sorta di formula magica dato che consente emissioni di gas a effetto serra vicine allo zero. «Tuttavia non è chiaro se, quando e in quali regioni la produzione di idrogeno derivante da fonti energetiche rinnovabili sarà possibile su larga scala e a costi ragionevoli», precisa lo studio. È anche possibile una produzione «pulita» di idrogeno dall’energia nucleare, ma in questo caso gli ostacoli sono rappresentati dall’esaurimento delle fonti di uranio e dall’accettazione dell’impiego del nucleare. Riguardo alla sicurezza del clima, lo studio prevede che la soluzione del carbone sarà adeguata solo se abbinata al sequestro e allo stoccaggio di CO2. Lo studio valuta l’utilizzo della tecnologia ibrida e stabilisce che tale opzione offre l’opportunità di risparmiare energia ed emissioni impiegando tecnologie e infrastrutture consolidate. Qualunque sarà il carburante e la tecnologia di propulsione preponderante nel giro di 20-30 anni, secondo gli autori dello studio la tecnologia ibrida farà sicuramente parte del sistema a propulsione. È un importante elemento della maggior parte dei concetti di cella a combustibile e sembra esista un elevato potenziale di migliorare ulteriormente l’efficienza dei carburanti tradizionali. È stato inoltre esplorato lo sviluppo di automobili elettriche vere e proprie. In questo caso lo studio sottolinea che la commercializzazione di tali veicoli dipenderà fortemente dallo sviluppo di batterie adeguate. Nonostante decenni di attività di ricerca e sviluppo, non si osservano decisive scoperte tecnologiche relative alle batterie. «Eppure una scoperta sorprendente nella tecnologia delle batterie non è del tutto impossibile e di certo comporterebbe cambiamenti radicali sia nel settore dei trasporti che in quello dell’energia», affermano gli autori dello studio.Un inventario sui carburanti alternativi non sarebbe completo senza una valutazione dei biocarburanti. Per quanto si riconosca la facilità con cui oggi possono essere prodotti i cosiddetti carburanti di prima generazione, soprattutto biodiesel e bioetanolo, lo studio considera i carburanti di seconda generazione la prospettiva futura. A differenza dei predecessori, i biocarburanti di seconda generazione possono essere generati utilizzando una pianta intera o una biomassa che non sia né colza né canna da zucchero. È stato calcolato che entro il 2030, circa il 20-30% dei carburanti per l’autotrazione dell’UE potrebbe essere garantito da biocarburanti ricavati da biomassa europea come colture energetiche, residui agricoli e forestali o la parte organica dei rifiuti solidi urbani. Tuttavia, al fine di soddisfare i fabbisogni di carburante del continente, è probabile che la biomassa dovrà essere importata da altri paesi. Tale situazione dovrebbe essere discussa in modo critico, osserva lo studio, poiché importare biomassa può essere dannoso per zone ecologicamente sensibili a livello mondiale. L’ultimo dell’elenco degli eventuali carburanti alternativi è la tecnologia a gas naturale compresso (GNC). «Questa è una tecnologia realizzabile per il settore dei trasporti e ha il potenziale di apportare miglioramenti almeno a medio termine per quanto riguarda la sicurezza dell’energia e le emissioni di gas a effetto serra», si legge nello studio. Ma il suo possibile contributo alla sicurezza dell’energia dipende in larga parte dalla domanda complessiva di gas naturale. È probabile che veicoli alimentati a GNC occuperanno un posto stabile almeno in applicazioni di nicchia, quali flotte più grandi o centri cittadini. Intanto lo studio prevede che il gas di petrolio liquefatto (GPL) offrirà benefici ambientali a costi relativamente contenuti. Tuttavia, dato che sia il GNC che il GPL sono derivati da materia prima di origine fossile, devono essere considerati tecnologie di passaggio. Lo studio suggerisce che possano aiutare a preparare le via a carburanti gassosi «più puliti» come idrogeno, biometano o dimetilene.
[fonte: www.iorisparmio.eu]
Alcuni articoli correlati:
- "Metti un girasole nel motore". La sfida Coldiretti sul biodiesel da Repubblica.it del 22 ottobre 2005
- Biocarburante, l'allarme dell'Onu. "Un crimine contro l'umanità" da Repubblica.it del 28 ottobre 2007
- E le piante tecnologiche non sono più tabù dal Corriere.it del 14 aprile 2008
Le due "fazioni":
Produzione biocarburante dal caffè
La divisione sviluppo della società olandese Solidaridad and Dutch energy company ha introdotto una nuova forma di biomassa usando il caffé come materia prima. Si tratta di un prodotto di scarto nella filiera della coltivazione brasiliana dei chicchi di caffè e della bevanda, riutilizzato per produrre biocombustibile e biocarburante (fonte: Biofuel Review Headlines - 30/10/2007). L'energia prodotta ha gli stessi vantaggi del biocarburante tradizionale, appartiene alla categoria delle energie rinnovabili ed è meno inquinante del carbone e del petrolio. Il settore Ricerca e Sviluppo della società olandese ha dichiarato di poter raggiungere un abbattimento del 90% sulle emissioni di CO2. L'intera filiera è certificata sia sotto il profilo del rispetto dei diritti dell'uomo, sia sotto quello della tutela dell'ambiente. Gli scarti del caffé coltivato in Brasile sono compressi e trasformati in pellets. Si stima che entro la fine dell'anno circa 5mila tonnellate di caffè saranno utilizzate in Olanda per generare elettricità verde. Una centrale a biomasse è già operativa nei pressi di Geertruidenberg. Se l'esperimento avrà successo l'importazione del caffè di scarto quadruplicherà nel giro di pochi mesi fino a raggiungere un potenziale di 200mila tonnellate di pellets, sufficienti per produrre elettricità verde per 100mila abitazioni.La materia prima del processo è un prodotto di scarto. Inoltre il caffè non può definirsi un vero e proprio bene alimentare per l'uomo o per le attività agricole e di allevamento, pertanto viene così a cadere quell'elemento di competizione tra biocarburante e sistema agroalimentare divenuto oggetto di forti critiche sul piano internazionale. Il nuovo mercato non dovrebbe causare una espansione della coltivazione di caffè in quanto faranno parte della filiera caffè-biofuel soltanto le coltivazioni certificate. Il progetto è sostenuto anche dalla Fondazione Doen per il suo contributo al contenimento dell'effetto serra. [fonte: www.biocarburanti.org]
Per approfondimenti puoi visitare anche:
www.progettomeg.it - Punto di incontro per tutti coloro che sono affascinati dalla possibilità dell'esistenza della free-energywww.aper.it - APER - Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili
Biocarburanti e biodisastri
Da qualche tempo i biocarburanti tengono banco come alternativa ecologica e per molti aspetti conveniente, ai derivati del petrolio. Da un lato promettono di svincolare, almeno in parte, le economie occidentali dai sempre più problematici approvvigionamenti di petrolio nell’area mediorientale - non a caso negli USA i terreni destinati alla produzione di biocarburanti hanno già superato per estensione quelli destinati all’alimentazione. Dall’altro forniscono anche ai paesi più poveri e sprovvisti di giacimenti di oro nero, la possibilità di creare risorse energetiche per il consumo interno.Su queste rosee prospettive è caduto pochi giorni fa come un fulmine a ciel sereno, un rapporto delle Nazioni Unite, redatto dall’esperto Jean Ziegler, che fondamentalmente inquadra i biocarburanti come un “crimine contro l’umanità”. La crescente domanda di biocarburanti, secondo l’analisi di Ziegler ma anche secondo il WSJ, ha prodotto infatti un significativo innalzamento di prezzo dei prodotti agricoli destinati all’alimentazione. I primi a soffrire di questi aumenti sono stati e sono ovviamente i paesi più poveri: sempre secondo i calcoli di Ziegler, 280 Kg di mais, sufficienti per alimentare un bambino del Messico o dello Zambia per un anno, bastano a produrre appena 49 litri di carburante - quanto serve a una Hummer per fare circa 200 chilometri. A conclusione della sua analisi, Ziegler auspica un blocco di 5 anni alla produzione di biocarburanti, in attesa che la tecnologia evolva in modo da destinare a quest’uso solo gli scarti della produzione alimentare. Nel caso, in verità molto probabile, che queste indicazioni restino inascoltate, converrà forse prendere in considerazione l’uso di biocarburanti anche per l’alimentazione umana. Anche in questa ipotesi, andrebbe valutato il problema delle emissioni: uno studio condotto dal premio Nobel Paul Crutzen, dimostra che l’alimentazione a biocarburante aumenta notevolmente, invece che ridurre, la produzione di gas serra. [Fonte: www.appuntidigitali.it]
Per approfondimenti puoi visitare anche:
www.ecoblog.itsanablog.it |
|
| Ultimo aggiornamento ( Saturday 14 March 2009 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
