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Investire sulle tecnologie verdi fa risparmiare milioni alle aziende Stampa E-mail
Scritto da Redazione Italia Pulita   
Tuesday 14 October 2008
Una politica d' investimenti "verde" può far risparmiare a un' azienda di medie dimensioni (circa 1000 dipendenti ed un budget informatico intorno ai 160 milioni di euro) ben 35 milioni ogni anno.

CLAUDIO GERINO

L' indagine, condotta da Idc per conto di Dell, è stata presentata nei giorni scorsi e tiene conto del punto di vista di 434 responsabili dei sistemi informativi di aziende europee che rientrano nella casistica sopra menzionata. Dal sondaggio emerge che quasi la metà delle imprese dell' Europa occidentale ha posto in atto una strategia di Green IT e che, in media, le aziende che stanno attuando questa politica, si aspettano di ottenere un risparmio reale del 15,2 per cento in termini di costi nei prossimi 12 mesi. Il "Green IT Barometer" proposto da Dell diventa, così, nei fatti, il termine di misurazione dei progressi compiuti dalle aziende che intraprendono politiche IT a sostegno dell' ambiente. «La sostenibilità è diventata un argomento chiave di discussione nell' ambito delle decisioni di investimento in azienda - spiega Nathaniel Martinez, direttore dei programmi della divisione Sistemi Europei e soluzioni di infrastrutture di Idc - Nell' attuale situazione economica è importantissimo capire quali siano gli indicatori che possono determinare un programma di Green IT, identificare le difficoltà che si possono incontrare le migliori soluzioni da implementare per rendere sempre più efficace la sostenibilità ecologica della produzione». Ma quali sono le motivazioni alla base di una scelta di strategia "Green IT" per un' azienda? Sono sostanzialmente due: la necessità di rispettare le normative e quella di ridurre i costi di produzione attraverso una maggiore efficienza energetica, attraverso il riciclaggio delle materie prime e degli scarti e la sostenibilità in termini ambientali delle infrastrutture. E se la necessità di rispettare le normative vigenti (e semmai anticipare quelle future) che è alla base di una politica di "Green IT" per il 76 % delle aziende europee di medie dimensioni, nasce appunto da una sollecitazione "esterna" all' impresa stessa, le leggi per la protezione ambientale che devono essere adottate giocoforza per non incorrere in sanzioni, l' esigenza di ridurre i costi - fattore endogeno all' impresa stessa - scaturiscono dal bisogno di individuare percorsi alternativi per il contenimento delle spese di produzione che non siano soltanto quelle derivanti dalla riduzione della forza lavoro o dal decadimento della qualità della produzione. C' è da dire però che, analizzando le tabelle elaborate da Idc sulla base dell' indagine effettuata, sembra ancora mancare una vera e propria "cultura ecologica" diffusa. La responsabilità sociale, infatti, è sentita dalle aziende europee di medie dimensioni importante solo per il 59 % rispetto all' adottare o meno una politica "green IT". Ma c' è di più: se la trasparenza del marchio sui temi ecologici rappresenta il 48 % delle motivazioni multiple al "Green IT", il rispetto delle aspettative dei clienti si ferma solo al 43% (con una valutazione di "non importanza" al 23%); la pressione da parte dei dipendenti, poi, è considerata importante solo per il 37 % (non importante 29%). Nell' adozione di una politica aziendale "Green IT" contano molto, oltre ai fattori economici, gli obiettivi più ampi suggeriti dal management e dall' esecutivo. Il 60% delle aziende europee dichiara infatti che le iniziative "verdi" fanno parte di un progetto più ampio e che il propulsore di queste è, per il 58%, il Top Management, compreso il responsabile stesso dei sistemi informativi. Ma una politica di "Green IT" è più facile a dirsi che a farsi. Le difficoltà sono molte: in primo luogo - lamentano i manager aziendali - la mancanza di indicazioni di settore (40%), la carenza di sistemi di misurazione certa delle prestazioni (29%) e l' assenza di incentivi alle aziende (74%). Quest' ultimo dato fa capire come le imprese medie europee si aspettino sempre un sostegno economico dallo Stato per adottare politiche che, invece e di per sé, porterebbero comunque ad ampi e significativi risparmi. Come dire: investiamo, incameriamo i risparmi conseguenti, ma non vogliamo avere spese d' investimento non coperte dall' amministrazione pubblica. Di contro, però, c' è la convinzione ferma dei responsabili IT europei sul fatto che l' informatica possa giocare un ruolo estremamente importane (45%) o comunque decisivo (36%) nel sostenere la riduzione di emissioni di anidride carbonica e il dispendio di energia nei prossimi tre anni. Dave Marmonti, vice presidente Emea di Dell spiega che «la prima edizione di Barometer dimostra chiaramente che è possibile risparmiare soldi grazie ad una strategia di Green IT. Ma non si tratta di un processo automatico e per questo ineluttabile. Per avere successo, deve far parte della cultura aziendale». C' è comunque un dato confortante, in questo senso: gli investimenti nelle iniziative di Green IT aziendali sono destinate a crescere massicciamente nel breve periodo. «Già oggi le grandi imprese europee - spiega ancora Martinez - impegnano il 7,8% del proprio budget informatico in tali iniziative. Nei prossimi due anni, questo impegno salirà al 9,3%, nonostante e forse anche proprio per la crisi economica generale che impone politiche di risparmio anche ambientalmente sostenibili». E l' Italia? Nel nostro paese la politica aziendale Green IT non è ancora diffusa sufficientemente come in Europa e non rappresenta ancora "massa critica". Pesa su questo aspetto il tessuto delle Pmi che, per le caratteristiche intrinseche di essere aziende di piccole e piccolissime dimensioni, non hanno né una sufficiente cultura "verde", né una disponibilità di investimenti a medio termine in questo campo. Proprio per le Pmi, quindi, diventa indispensabile una politica dello Stato che indirizzi e sostenga la "eco compatibilità".

 Repubblica 13 ottobre 2008

Ultimo aggiornamento ( Saturday 14 March 2009 )
 
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