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Mille allevamenti a rischio liquami |
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Thursday 06 December 2007 |
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Nella Marca trevigiana mancano circa 5 mila ettari di superficie adatta per smaltire i liquami degli allevamenti. E la direttiva della Comunità Europea sui liquami delle stalle, che ha per obiettivo la riduzione dell'inquinamento delle acque causato direttamente o indirettamente dai nitrati di origine agricola, è rigorosissima.
La Comunità Europea è rigorosa. I liquami delle stalle sono assoggettati alla direttiva nitrati che ha per obiettivo la riduzione dell'inquinamento delle acque causato direttamente o indirettamente dai nitrati di origine agricola. I liquami debbono essere smaltiti senza danno per l'ambiente. Ogni allevamento deve avere un certo numero di campi per spargere i residui. Se l'allevamento non ha i campi deve affittarli. E se non li trova deve rivolgersi a ditte che reperiscano il terreno. Ma cosa succede se non si hanno i campi sufficienti, se non si riesce a trovare nulla "in affitto" e se non ci sono ditte capaci di risolvere il problema? Succede che si finisce con l'entrare in collisione con la direttiva-nitrati, con tutto ciò che ne consegue.
È la sorte di 969 aziende agricole del settore zootecnico operanti in provincia di Treviso. Questo perchè nella Marca - fatti due conti - mancano circa 5 mila ettari di superficie adatta per smaltire i liquami degli allevamenti. "Se queste aziende non riescono fisiologicamente ad adeguarsi ad una normativa tarata sul Nord Europa non potranno accedere ai finanziamenti europei compromettendo la loro stessa esistenza", afferma il presidente della Coldiretti di Treviso, Fulvio Brunetta che ieri si è recato in Provincia con il vice presidente Nazzareno Gerolimetto, il direttore Enzo Bottos e altri allevatori della Marca trevigiana. Hanno chiesto a Muraro di intervenire a loro fianco almeno per denunciare l'incongruità della stessa normativa: "Noi siamo vicini agli imprenditori agricoli gravati dal problema-nitrati. Essi rappresentano con i colleghi del Veneto il 40 \% della produzione zootecnica nazionale. Daremo una mano realizzando una mediazione in rete con i comuni della Marca interessati al problema legato ad una Unione Europea che ha posto limiti restrittivi senza, allo stesso tempo, dotare le aziende di fondi adeguati. Ci auguriamo, inoltre, che il piano di sviluppo rurale dia più attenzione ai nostri allevatori". Non è esclusa a breve la convocazione di una riunione straordinaria con tutti i sindaci per affrontare la questione.
Sono i numeri a spiegare la situazione trevigiana. Le 969 imprese zootecniche citate hanno una superficie di 10.086 ettari per un azoto stimato prodotto di 5 milioni 574 chilogrammi. Secondo la norma la superficie dove smaltire questi nitrati è di 15.763 ettari. Mancano all'appello in provincia di Treviso 5.677 ettari.
"La questione nitrati non è solo esclusivo interesse del mondo agricolo - afferma il direttore della Coldiretti Enzo Bottos - La verità è che in questi anni le autorità competenti non hanno mai messo in atto alcun provvedimento per garantire gli strumenti operativi per adeguarsi a questa legge". Brunetta chiede un piano straordinario per gestire il problema e indica alcune soluzioni: "Ci serve sviluppare ricerca e innovazione in agricoltura creando magari un consorzio che gestisca questi smaltimenti. Attraverso la ricerca si possono trovare dei modi per abbattere gli inquinanti, ma anche trasformare i liquami in biogas creando nuove opportunità". Il vice presidente Gerolimetto rimarca il fatto che la direttiva-nitrati rimanda a "norme costruite sui parametri del Nord Europa e che non tengono conto delle specificità dei paesi dell'area mediterranea".
L'Italia ha provveduto solo nel corso del 2006 a concludere tutti gli atti necessari per la sua applicazione, accumulando un ritardo che ha indotto la Commissione ad avviare la procedura d'infrazione. La direttiva stabilisce la riduzione della quantità di azoto di origine zootecnica apportabile al terreno a 170 chili di azoto all'anno, per ettaro di superficie agricola, nelle aree vulnerabili designate (per la provincia di Treviso 46 comuni su 95). E riduzione comporta modifiche gestionali, organizzative e strutturali costose per le imprese, a tal punto da poter compromettere in numerosi casi la convenienza economica al proseguimento dell'attività.
dal Gazzettino di Treviso del 4 dicembre 2007
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Ultimo aggiornamento ( Tuesday 03 March 2009 )
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