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Italiapulita

Sana 2005: il futuro del design si tinge di verde Stampa E-mail
Monday 19 September 2005

Il design del futuro sarà "eco".
Così lo vuole il pubblico dei consumatori sempre più sensibile alle problematiche "verdi" e al benessere.
Senza tradire però le regole del bello.
Oggi come oggi, però, la stragrande maggioranza degli imprenditori italiani è ancora sorda.
Si muove poco su questo fronte.
Mentre si registra una crescita della domanda di design "verde", l’offerta rimane al palo.
La conferma arriva da Bologna, dove ieri si è conclusa Sana, rassegna dedicata a tutto quello che è biologico, ecocompatibile, in linea con l’ambiente e con il benessere.
La situazione cambia da settore a settore.
L’alimentazione, la salute e la medicina hanno fatto passi da gigante verso questa direzione.
L’arredamento invece è fermo.
Viene da chiedersi: chi mangia biologico, chi si cura con il naturopata non vorrà anche l’arredamento fatto in un certo modo e che contribuisca al suo benessere?
In Italia si fa sicuramente un bel design, ma con poca attenzione alle problematiche ecologiche.
Ci sono oasi felici.
Piccole realtà aziendali che fanno intere produzioni di ecodesign.
Riva 1920, per esempio. Una piccola impresa che, quasi una mosca bianca nel panorama italiano, fa una produzione interamente ecologica.
La Ccr, piccola azienda Toscana, ha vinto un compasso d’oro per una libreria, la Ptolomeo, che, di grandissimo design, fatta con un asta verticale e ripiani di ferro, utilizza pochissimo materiale.
Un centinaio di esempi in fatto di "ecodesign" sono stati raccolti nella mostra "Ecologia è design" all’interno di Sana.
«Non si tratta solo di articoli riciclati e riciclabili, — spiega Sonia Perini, l’architetta curatrice della mostra — ma rispondono ad una serie di qualità: sono sicuri, multifunzionali, improntati alla semplicità costruttiva, iperefficienti ed ecointelligenti. Sono ideati, progettati e realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali; sono solidali per le fasce sociali deboli; sono fatti con prodotti naturali, materiali di riciclo e possibilmente con meno materia possibile. Riducono i consumi in fase di produzione e di utilizzo, sono longevi, di facile manutenzione e certificati».

E’ difficile trovare prodotti del genere?
« Pochi, ma ci sono» assicura la curatrice della mostra, l’architetta fiorentina Sonia Perini, impegnata da anni sul tema dell’ecodesign. Spiega: «Grandi aziende come Elettrolux, Siemens, Miele si stanno muovendo in questa direzione, e come loro tante altre, ma spesso non ritengono che a livello di marketing sia utile diffonderlo».
Molte grandi aziende anche se si impegnano molto sul fronte ecologico non lo utilizzano come strumento di marketing perché pensano che l’ecologia non faccia vendere.
Poi ci sono le piccole aziende, che rappresentano il grosso del tessuto industriale italiano.
«Le piccole aziende sono attente soprattutto al materiale — spiega l’architetta— La maggior parte crede che ecologia voglia dire solo l’utilizzo di legno, canapa, iuta e simili e fa cose in velocità. Anche perché non hanno possibilità di fare un certo tipo di investimenti». Guardando in particolare il settore dell’arredamento ci sono delle aziende che fanno tutta la produzione ecologica, tipo Riva 1920 con un circolo virtuoso tra ecologia e gran design. «In questo caso "ecologico" vuol dire — spiega Perini — che l’azienda è strutturata nel rispetto per la forza lavoro, non butta i materiali, non usa sostanze inquinanti. Prende il legno in zone di riforestazione. Lavora, imballa e trasporta il legno in un certo modo».
Poi ci sono tante altre piccole aziende in grande di fare un prodotto tutto ecologico, ma che non lo fanno perché pensano che l’ecologia non faccia vendere.
«Invece io vedo che c’è una grandissima richiesta da parte del pubblico» ribadisce l’architetta. Un settore che ha fatto passi da gigante su questo fronte è quello dei materiali ecologici per l’edilizia. I materiali per i pavimenti, per esempio. Ci sono piastrelle antismog, come quelle fatte da Idealstandard che assorbono l’inquinamento, oppure in Chylon, un materiale fatto con un mix di plastica e legno riciclato.
«Oggi riesco a trovare tutti i material ecologici per costruire e ristrutturare qui in Italia — spiega Perini — Questo significa che gli italiani ci tengono al proprio benessere e quindi ad utilizzare materiali ecologici per la propria casa. E che quindi sarebbero pronti anche a comprare arredamento ecologico. Mentre gli imprenditori del bel design sono ancora troppo fermi sull’ecologia pensando che non abbia presa sui consumatori».
C’è chi sul binomio design ecologia ha invece costruito un enorme impero.
L’Ikea è un buon esempio di azienda che ha saputo comunicare con successo il suo concetto di ecodesign, o per lo meno il suo tentativo più che dignitoso verso l’ecologia.

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 03 March 2009 )
 
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